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Il pericolo nascosto della tecnologia bluetooth. Ecco perché non usare gli AirPods

Il pericolo nascosto della tecnologia bluetooth.

Ecco perché non usare gli AirPods

Quello delle cuffie Bluetooth senza fili, che permettono la trasmissione di dati, musica, video o immagini a breve distanza con un funzionamento simile al WiFi, è un mercato in forte espansione. Si vedono, infatti, ovunque nelle orecchie delle persone durante una passeggiata, al lavoro o praticando sport.

I dati raccolti in una sommaria ricerca in internet, affermano che non esistono prove scientifiche che possano produrre danni alla salute, rassicurando che non rappresentano particolari pericoli per il nostro cervello. Si sottolinea inoltre che il vero pericolo delle cuffie è l’ascolto di musica ad alto volume e il loro uso prolungato. La stessa OMS ne consiglia addirittura l’uso con lo scopo di allontanare lo smartphone dalla testa durante le chiamate.

Queste osservazioni trascurano completamente la questione dell’effetto che possono avere le radiazioni quando, attraversando l’orecchio, raggiungono direttamente il cervello umano. Già nel 2019, 250 scienziati provenienti da oltre 40 Paesi avevano rivolto un appello all’OMS mettendo in guardia sui gravi rischi per la salute derivanti dagli auricolari/cuffie bluetooth e dalle altre tecnologie wireless. Appello rimasto finora inascoltato.

In Italia il giornalista, conferenziere, scrittore e opinionista televisivo, Maurizio Martucci che, da anni denuncia i pericoli della transizione digitale e si impegna ad informare la popolazione anche attraverso il suo canale “Disconnessi”, afferma che “La salute è appesa ad un filo, quello invisibile degli AirPods. Le cuffie auricolari Bluetooth, piccole e smart, sono tutt’altro che sicure per chi se le mette nelle orecchie”. Questi auricolari sfruttano infatti le onde radio nella banda che oscilla tra i 2.4 e i 2.485 GHz (Giga Hertz), frequenze usate anche dai comuni router Wi-Fi, solo che, in questo caso, hanno un raggio d’azione molto più contenuto.

Eppure gli effetti pericolosi e nocivi di interazione biologica tra i campi elettromagnetici e gli organismi viventi sono ben noti e ampiamente documentati nella letteratura biomedica. Gli auricolari senza fili sollecitano le cellule cigliate tramite mini antenne che rimbalzano nel condotto uditivo e quindi nel cervello. Siamo dunque molto prossimi alla banda delle microonde, assorbite dalle ossa craniche, dal cervello e dai tessuti auricolari. In particolare gli AirPods Bluetooth inviano campi elettromagnetici direttamente attraverso il cervello, cioè la cuffia sinistra comunica con quella destra per mezzo di una tecnologia chiamata Near Field Magnetic Induction (NFMI), attraversando il cranio da una parte all’altra.

Questi campi elettromagnetici che vanno diritti da una parte all’altra del cervello superano la barriera emato-encefalica aumentando esponenzialmente il rischio di cancro intracranico, perdita dell’udito, stress cellulare, danni genetici, alterazioni strutturali e funzionali del sistema riproduttivo, deficit di apprendimento, difficoltà di memorizzazione e disturbi neurologici.

Il neuroscienziato professor Andrew Huberman della Standford University School of Medicine, che ha studiato approfonditamente l’utilizzo delle cuffie Bluetooth dopo aver sofferto egli stesso per l’ingrossamento dei linfonodi dietro le orecchie a causa del loro utilizzo, mette in guardia giovani e adulti consigliando di non mettere a repentaglio la loro salute con gli auricolari.

L’esposizione al Bluetooth nei bambini è ancora più problematica infatti, anche l’uso delle popolari penne BOOKii, una penna digitale che può far parlare l’immagine di un libro per bambini, emette costantemente valori estremamente elevati, ben superiori ai valori limite!

La soluzione?

Secondo l’esperto M. Martucci, l’utilizzo delle tradizionali cuffie con il filo o le conversazioni in vivavoce rappresentano una protezione più sicura per la nostra salute, abbattendo a zero l’esposizione alle radiofrequenze.

Sembra inoltre che da quest’anno sia le stelle del pop che gli utenti comuni abbiano modificato comportamento, ritornando alle cuffie con filo con il corrispettivo cavo in rame, motivando la scelta anche con la preferenza di “una tecnologia che funzioni al primo colpo”.

Quindi se icone di stile come “Zendaya, Lily-Rose Depp e Addison Rae” vengono regolarmente immortalate con i classici fili bianchi che scendono gli abiti, sottintendono un messaggio di ribellione verso una complessità digitale che spesso crea più problemi di quanti ne risolva.

Insomma, potremmo dire che, in un’epoca di connessioni immateriali e abbonamenti a vita, possedere un oggetto che non dipende da un software o da una batteria significa anche riprendere il controllo della propria esperienza quotidiana.